giovedì 15 aprile 2010

Via il tappo, l’acufene rimane…

Dai primi di febbraio, dalla famosa notte, al 5 marzo, l’acufene ci doveva per forza essere. Mica era sparito. Eppure ero tranquillo, vita normale, lavoro, famiglia, arbitraggi il sabato o la domenica. Insomma, l’acufene c’era ma non era ancora un problema. Forse perchè speravo che l’asportazione del tappo risolvesse, forse perchè non ci facevo caso. Non lo so dire.

E siamo al 5 marzo: l’otorino mi riceve in una struttura privata in convenzione con la sanità pubblica. Pago il mio ticket ed entro.

  • Per cosa è qui, lei?
  • Ho un tappo di cerume e il fischio alle orecchie e il medico mi ha mandato da lei.
  • Ah, e non poteva toglierlo il suo medico, il tappo?
  • (cominciamo bene…) Mah, non so, ha detto che è molto secco. Potrebbe essere la causa del fischio?
  • Mah, è una delle cause, ora guardiamo…

Un paio di attrezzi e via, inizia l’estrazione. Un dolore abbastanza forte per mezzo minuto, il tempo di lavorarci, e il tappo viene estratto. Un sasso, praticamente. Già che ci siamo, il medico controlla l’orecchio destro: tappo pure lì, che non si vuol far togliere. Stavolta dolore pazzesco, sudo, mi aggrappo alla sedia, dopo un paio di interminabili minuti l’operazione di estrazione riesce. Un po’ scioccato, chiedo:

  • E adesso per il fischio cosa devo fare?
  • Vedremo, arrivederci.

Scioccato anche dalla poca cortesia e dal modo sbrigativo, me ne vado dolorante.

La prima cosa che faccio uscendo dalla clinica è tapparmi le orecchie per sentire se il fischio se ne è andato. No. E’ ancora lì. Boh, penso, forse ci vuole qualche giorno, forse si è infiammato qualcosa e deve passare l’infiammazione.

Per i due giorni successivi ho male all’orecchio destro a causa dell’estrazione difficoltosa del tappo. Ma il fischio, che ci doveva per forza essere, non mi dava evidentemente troppa noia. Ero tranquillo.

L’inizio

Tutto è iniziato quando gli anni erano 44 e si era ai primi di febbraio del 2010. Di notte. Anzi, era quasi mattino.

Ore 5,30: mi sveglio di soprassalto, agitatissimo. Per un attimo non riesco a capire. Poi metto e fuoco. Sento un fischio alle orecchie, un fischio chiaramente percepibile e prevalente nell’orecchio destro.

Mi alzo, scendo in sala, chiamo mia moglie. Soffro di ipertensione (in terapia saltuaria, nel senso che prendo la compressa di calcio-antagonista un giorno sì e due no…), quindi misuro subito i valori. Sono spaventosi: 180 su 135. Mai visto nulla del genere.

Mia moglie mi prepara una camomilla, cerca di tranquillizzarmi. Dopo pochi minuti l’agitazione cala, e così (mi parve) anche il sibilo. Entrambi attribuiamo il sibilo allo sbalzo di pressione.

Torno a letto con il fermo proposito di chiamare il mio medico, l’indomani, con urgenza. Non faccio molto caso al fischio.

 

Il giorno dopo, dall’ufficio, telefono al medico per chiedere una visita urgente. L’assistente dice che non ha posto, mi chiede i valori pressori e, appena li comunico, mi trova immediatamente posto.

La visita dal medico: mi misurano due volte la pressione, siamo intorno ai 160 su 105. Il mio medico decide di associare un altro farmaco. Faccio presente il problema del fischio, lui controlla l’orecchio destro dicendo che spesso è dovuto a tappi di cerume, e infatti ne rileva uno in profondità e molto “secco”. Mi prescrive una visita dall’otorinolaringoiatra per l’asportazione.

Torno al lavoro, prenoto la visita che mi viene fissata per il 5 marzo. Nessun problema, mi dico, non ho fretta. Evidentemente l’acufene, ai primi di febbraio, per me non era un fattore di preoccupazione o di fastidio. Tra l’altro, non ero troppo fiducioso nella soluzione dell’asportazione del tappo, ma tant’è.

L’unica cosa che posso far notare nel periodo fino al 5 marzo, è che la seconda pastiglia prescritta dal medico mi fa provare per la prima volta l’ebbrezza (per così dire) della pressione bassa: 105 su 57, una domenica mattina, capogiri nell’alzarmi, debolezza e sudori freddi, difficoltà persino a portare a termine l’arbitraggio di una partita di basket giovanile (il mio hobby preferito). Decido di dimezzare la dose, e la pressione va a posto, 125 su 80.

Quindi, fino al 5 marzo, vita serena (anzi, pressione a posto, quindi contentezza) e tranquilla. Controllo dal medico verso fine mese, racconto l’episodio della pressione sotto i tacchi e lui, dopo un’ulteriore misurazione regolare, decide di interrompere l’assunzione della seconda pastiglia (anzi, mezza pastiglia).