Dai primi di febbraio, dalla famosa notte, al 5 marzo, l’acufene ci doveva per forza essere. Mica era sparito. Eppure ero tranquillo, vita normale, lavoro, famiglia, arbitraggi il sabato o la domenica. Insomma, l’acufene c’era ma non era ancora un problema. Forse perchè speravo che l’asportazione del tappo risolvesse, forse perchè non ci facevo caso. Non lo so dire.
E siamo al 5 marzo: l’otorino mi riceve in una struttura privata in convenzione con la sanità pubblica. Pago il mio ticket ed entro.
- Per cosa è qui, lei?
- Ho un tappo di cerume e il fischio alle orecchie e il medico mi ha mandato da lei.
- Ah, e non poteva toglierlo il suo medico, il tappo?
- (cominciamo bene…) Mah, non so, ha detto che è molto secco. Potrebbe essere la causa del fischio?
- Mah, è una delle cause, ora guardiamo…
Un paio di attrezzi e via, inizia l’estrazione. Un dolore abbastanza forte per mezzo minuto, il tempo di lavorarci, e il tappo viene estratto. Un sasso, praticamente. Già che ci siamo, il medico controlla l’orecchio destro: tappo pure lì, che non si vuol far togliere. Stavolta dolore pazzesco, sudo, mi aggrappo alla sedia, dopo un paio di interminabili minuti l’operazione di estrazione riesce. Un po’ scioccato, chiedo:
- E adesso per il fischio cosa devo fare?
- Vedremo, arrivederci.
Scioccato anche dalla poca cortesia e dal modo sbrigativo, me ne vado dolorante.
La prima cosa che faccio uscendo dalla clinica è tapparmi le orecchie per sentire se il fischio se ne è andato. No. E’ ancora lì. Boh, penso, forse ci vuole qualche giorno, forse si è infiammato qualcosa e deve passare l’infiammazione.
Per i due giorni successivi ho male all’orecchio destro a causa dell’estrazione difficoltosa del tappo. Ma il fischio, che ci doveva per forza essere, non mi dava evidentemente troppa noia. Ero tranquillo.